Permacultura: a che punto è in Italia

Di Elena Parmiggiani

Tante sono le realtà grandi e piccole che diffondono questo metodo e i valori che esso condivide.

Dalla mia ultima intervista con Massimo Candela (“Vivi Consapevole” n.38 ago.- ott. 2014), Presidente dell’Accademia Italiana di Permacultura, in cui chiedevo delle realtà più interessanti in Italia, sono passati alcuni mesi, vediamo come si è evoluta la situazione.

Sono almeno tre le associazioni a livello nazionale che si occupano di permacultura:

  • l’Accademia Italiana di Permacultura (www.permacultura. it), nata grazie all’Accademia Britannica di Permacultura di Andy Lagford (ora co-fondatore di Gaia University) e Richard Wade, che fa assistenza e offre il percorso per diventare diplomati in Italia, senza dover andare all’estero e fa rete sul territorio nazionale ed internazionale tra studenti, apprendisti e diplomati;
  • l’Istituto Italiano di Permacultura, di Pietro Zucchetti, che offre corsi di permacultura;
  • la World Permaculture Association, promossa da Giuseppe Tallarico, nata dalla collaborazione diretta con il PRI Permaculture Research Institute australiano, che offre corsi con professionisti come Rhamis Kent (PRI AU), John D. Liu (documentarista cinese) di livello internazionale e che ha come scopo promuovere e diffondere la produzione di cibo usando i principi della permacultura.

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Sul territorio esistono poi centinaia di associazioni che non solo offrono corsi, ma realizzano progetti sia a livello rurale che cittadino, grazie ai principi e ai valori della permacultura. Vorrei citare in proposito almeno due di queste realtà, che mi sono care e vicine: i Fruttorti di Parma ed i Fruttorti di Reggio Emilia, che sono gruppi informali di cittadini che vogliono dare a tutti la possibilità di riappropriarsi della capacità e della responsabilità di prendersi cura della propria città, della propria vita, di quella delle altre persone e del pianeta in un momento in cui la crisi dei grandi sistemi e l’incertezza sembrano farla da padroni. La seconda realtà è Coltivare condividendo, che vede Tiziano Fantinel e tanti altri cittadini sparsi sul territorio nazionale impegnati sul fronte del salvataggio dei semi e della biodiversità, che sta aiutando molti agricoltori a valorizzare e riscoprire varietà locali ormai quasi scomparse. Ne cito solo due, però sono davvero moltissime le realtà locali e l’invito è quello di esplorare nelle proprie vicinanze e scoprire i tesori che sono nascosti sotto i nostri occhi.

Nel mondo permaculturale, in questa rete che è collegata a tantissime altre reti, sullo stesso tema e su temi vicini alla permacultura, possiamo ormai annoverare migliaia di persone appassionate, curiose, dedite e attive, che realizzano progetti dei più disparati, dalla classica azienda agricola, al B&B, alla produzione di cosmetici e rimedi naturali e chi più ne ha più ne metta.

Le tante attività della permacultura

Nei tanti corsi ed incontri a cui ho partecipato, le persone hanno poco in comune, provengono dalle più disparate esperienze di vita e fanno le più diverse attività lavorative. Le caratteristiche che le accomunano, però, sono il desiderio di cambiare vita, di trovare una dimensione più umana, di rallentare i ritmi sincopati di una società consumistica, di diventare autosufficienti. Le persone si avvicinano in cerca di alternative più sane e naturali a tutto: coltivazione, alimentazione, benessere, nascita, decrescita. Il modo in cui arrivano alla permacultura è molto vario e davvero dipende dagli interessi personali, ho conosciuto persone che si sono avvicinate a questo metodo mentre imparavano a fare il pane o i fermenti per lo yogurt.

Le realtà interessanti in agricoltura sono state create da persone che si sono avvicinate alla coltivazione, alla raccolta, alla produzione e all’allevamento, donne e uomini che han creato da un’idea, un progetto concreto. Di seguito cito quelli che ho avuto il piacere di conoscere e che ritengo molto interessanti:

  • Piemonte – Orto di Carta di Nicola e Noemi. Orticoltura biointensiva.
  • Lombardia – Terra Organica di Matteo Mazzola. Orticoltura biointensiva e Keyline.
  • Veneto – Terre Vive di Dimitri Zuccolotto. Orticoltura naturale e biointensiva.
  • Trentino Alto Adige – Molino dei Lessi di Emma ed Enzo. Viticoltura.
  • Emilia Romagna – Az. Agricola Verde Lattuga di Paolo e Laura. Orticoltura sinergica.
  • Toscana – Fattoria naturale Stabbiati di Angelo e Petra. Orticoltura sinergica e biologica, ovicaprini da latte, frutteti consociati (agro foresta).
  • Calabria – Primigenia di Enrico Tassone e Nicky Brusco. Orti e allevamento di capre da latte.
  • Sicilia – Casa di Paglia Felcerossa di Toti e Tiziana. Orti sinergici e naturali.

È particolarmente importante notare poi come tanti che si avvicinano alla permacultura in Italia si trovino poi a creare progetti nel mondo. Un esempio interessante, che non è agricoltura, ma che è sempre parte di una progettazione in permacultura, è Permacultura- Transizione.com, il sito creato da Marco Matera e Flavio Troisi. Il progetto si occupa di diffusione della permacultura, al suo interno decine di articoli tradotti in italiano e contenuti originali.

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EUPC: la Convergenza europea di permacultura

Per avere una panoramica dei vari progetti di permacultura in Italia e all’estero, il prossimo settembre sarà anche possibile partecipare all’EUPC, la Convergenza europea di permacultura che si svolge ogni due anni in un paese europeo. Si tratta dell’evento permaculturale dell’anno: dal 7 all’11 settembre 2016, la città di Bolsena (già teatro del Festival di permacultura), sarà infatti la capitale europea della permacultura. È la prima volta che la convergenza europea si riunisce in Italia, grazie alla collaborazione con il Festival di permacultura di Bolsena e l’Accademia Italiana di Permacultura.

Durante la Convergenza prenderà avvio un ciclo di convegni durante il quale gli esperti di permacultura da tutta Europa condividono i loro saperi, esperienze, metodologie e progetti in permacultura e materie ad essa correlate. Durante queste giornate, i permacultori del paese ospite organizzano in parallelo numerosi eventi come conferenze, workshops, comunicazioni brevi, storytelling, laboratori pratici, spettacoli con musica e danze, tutto nel rispetto dell’etica e dei principi della permacultura.

L’evento coinvolge intimamente l’intera cittadinanza, l’idea è di “contaminare” la comunità locale esistente, tant’è che il Comune ha messo a disposizione edifici pubblici, aule, chiese sconsacrate e persino l’anfiteatro romano per gli eventi della Convergenza. Tanti saranno i temi affrontati durante la Convergenza, tra cui: la permacultura sociale, la rigenerazione del suolo, le biocostruzioni, l’economia, la coltivazione dei cereali senza aratro, la fermentazione domestica dei cibi, la progettazione, gli ecovillaggi ecc.

Gli orti di Bolsena

Una menzione speciale va poi agli Orti di Bolsena. Con la collaborazione nata tra Anna Satta ed Anna Benzoni (della Libera Scuola di Agricoltura Sinergica Emilia Hazelip www.agricolturasinergica.it) e Max Petrini (diplomato presso l’Accademia Italiana di Permacultura ed esperto orticoltore), negli Orti di Bolsena sono stati realizzati orti e coltivazioni sperimentali di cereali su circa 3500 metri quadrati, utilizzando varie tecniche, anche molto antiche e locali (sistema di irrigazione). Durante i giorni del festival, gli orti saranno utilizzati come laboratori a cielo aperto. L’intento è quello di creare, in futuro, una rete locale di orti utilizzando esclusivamente pratiche altamente sostenibili e limitate risorse economiche di avvio.

Una cultura che avanza

In questi anni, dal 2009 quando per la prima volta mi sono avvicinata a questa disciplina, sono cambiate molte cose e la permacultura è sempre più conosciuta dalle persone. La si è vista in tv sulla RAI più volte, articoli sono stati scritti sui giornali nazionali, si sono creati eventi e manifestazioni, e ora anche un Festival. Tante sono le attività che la diffondono sempre di più. Quello che più mi fa piacere è che sempre più persone la usano come metodo di progettazione e di problem solving e non solo come “orticoltura alternativa” o “autosufficienza ed autarchia” o peggio ancora come “etica assolutistica” in cui tutti dobbiamo essere uguali identici e tutti dobbiamo conformarci alla moralità di un singolo.

Una cultura permanente, non ingessata, non idealizzata ed irrealistica, non immobile, può essere la chiave di una vita sostenibile all’insegna delle relazioni sociali a misura d’essere umano di cui abbiamo tanto bisogno.

Ne sono testimoni le migliaia di persone che in Italia stanno cambiando la propria vita all’insegna di un futuro differente anche con la permacultura.

 

Articolo tratto da Vivi Consapevole nr. 46