Autore: Sonia Collinelli

L’agricoltura naturale può salvare il mondo

Dagli evidenti disastri dell’agro-business alla straordinaria produttività delle micro-fattorie a misura d’uomo e di Pianeta

Esistono centinaia di modi di fare agricoltura e tante sfaccettature diverse, ma sommariamente potremmo dividere l’agricoltura in due grandi categorie. La prima categoria è l’agricoltura industriale, caratterizzata dalla costante ricerca per sostituire i sistemi naturali che regolano i cicli della terra con sistemi artificiali che dovrebbero, in teoria, ottenere migliori risultati per l’uomo. La seconda categoria, che si potrebbe definire agricoltura naturale, cerca di capire più a fondo i cicli della terra per imitarli e trarne beneficio. È un’agricoltura che richiede molte più conoscenze e manodopera ed è orientata all’autosufficienza e la territorialità.

5 Buoni motivi per fare Permacultura in Italia

La Permacultura nasce in Australia negli anni ’70 dalle intuizioni di Bill Mollison e David Holmgren. Nonostante la peculiarità del territorio australiano, i principi della Permacultura sono talmente universali che possono essere applicati ovunque e, soprattutto, non c’è tempo migliore di quello attuale per iniziare. Anche in Italia abbiamo innumerevoli buone ragioni per mettere in pratica questo sistema, anzi, questa “filosofia di vita”, ma per ora ci limitiamo a darvene 5 che già riteniamo più che convincenti.

Integrare e dare valore ai margini

La relazione come elemento chiave nella progettazione in Permacultura

La Permacultura è nata come sistema di progettazione del territorio che integra armoniosamente l’uomo con l’ambiente e i suoi elementi, ovvero abitazione, alimentazione, risorse naturali, relazioni umane e sociali. L’obiettivo è progettare insediamenti duraturi, il più possibile simili a ecosistemi naturali, tramite il riconoscimento, l’utilizzo e l’armonizzazione delle componenti del paesaggio (morfologia, clima, terreno, acqua, vegetazione, animali), sviluppando rapporti di sostegno reciproco tra gli elementi dell’ambiente e i bisogni delle persone.

Chi era Emilia Hazelip

Abbiamo già parlato dell’agricoltura sinergica in un precedente articolo, ma oggi vorremmo approfondire la vita e le aspirazioni della sua ideatrice, la spagnola Emilia Hazelip (Barcellona, 1937 – Carcassonne, 2003)

Quando nacque nel 1937, le bombe cadevano sulla sua città natale, Barcellona, e quando Emilia compì 18 anni decise di lasciare la Spagna intraprendendo un percorso di vivace messa in discussione degli schemi prestabiliti. Già agli inizi degli anni ’60 Emilia sperimentò la vita in comunità agli albori del movimento hippie, rendendosi presto conto di come le pratiche dell’aratura e della coltivazione su terreni lasciati scoperti fosse assolutamente contro natura. Allo stesso tempo Emilia voleva trovare forme diverse per vivere a contatto con la terra, nel rispetto delle leggi della natura e reintegrando l’essere umano nel ciclo della vita.

Il paradiso in terra

Ciò che seminiamo oggi, lo raccoglieremo domani

Fin da piccolo ho cercato di immaginarmi quale sarebbe stato il lavoro più bello del mondo. Inizialmente dicevo che avrei voluto fare il boscaiolo. Poi cambiai idea, volevo diventare guardia forestale. Mi iscrissi all’Istituto Professionale per l’Agricoltura e l’Ambiente proprio con questa intenzione ma dopo 2 anni cambiai nuovamente idea. A 19 anni, neodiplomato decisi di iscrivermi a Economia del Turismo perché mi piaceva l’idea di viaggiare.
A 20 anni però venni catapultato a gestire l’azienda di famiglia e così mi convinsi che volevo fare l’imprenditore e iniziai a studiare per questo. A 24 anni acquistai insieme alla mia famiglia 70 ettari di terra e così decisi che sarei diventato contadino. Oggi a 33 anni, faccio l’imprenditore, il contadino, il boscaiolo, gestisco un agriturismo e tutto ciò che avevo pensato singolarmente esiste in contemporanea. Amo quello che faccio ma ancora di più amo l’idea di progettare il luogo più bello del mondo.

8 Piante per l’orto in Permacultura

La permacultura sta diventando un sistema di progettazione di orti e giardini sempre più utilizzato e apprezzato. In questo articolo vedremo 8 piante che possono aumentare la produttività e la salute del vostro orto, riducendo al minimo il tempo da dedicare alla sua manutenzione.

Le piante ci aiutano a creare ecosistemi più sani per il nostro orto e ci permettono di avere più tempo per sederci e goderci il nostro giardino! Le piante fertilizzano, attraggono insetti impollinatori e insetti benefici, forniscono pacciame e tengono lontani i parassiti. Di seguito una lista delle mie 8 piante preferite per l’orto in permacultura.

Che cosa insegna l’agricoltura sinergica ai bambini

Come abbiamo già spiegato in un precedente articolo, l’agricoltura sinergica è di un metodo per coltivare la terra rispettoso della natura e allo stesso tempo capace di garantire raccolti ricchi e genuini. In particolare l’agricoltura sinergica incoraggia una produzione agricola che utilizzi l’auto-fertilità del suolo.

In diverse scuole d’Italia sono stati avviati progetti di orti sinergici a partire dalla prima infanzia, ma perché un orto sinergico può trasformarsi in un vero e proprio progetto educativo? Cosa può insegnare l’agricoltura sinergica ai nostri bambini?

Perchè può essere utile uno swale nel vostro giardino

In precedenza abbiamo già parlato degli swale, i fossi livellari che fungono da bacini di ritenzione e che raccolgono l’acqua in eccesso accumulatasi in seguito a forti precipitazioni o allo scioglimento della neve. Si tratta di fossati caratterizzati dal terrapieno a valle non compattato e su cui si vanno a piantare piante, alberi e arbusti.

Scopriamo quali sono i loro vantaggi anche su piccola scala.

Il biochar: una risorsa per un’agricoltura sempre più sostenibile

Il biochar è un carbone vegetale che si ottiene da legname o da biomassa tramite il processo conosciuto con il nome di pirolisi, nel quale avviene la decomposizione termochimica di materiali di natura organica in assenza di ossigeno. In poche parole, si fornisce calore al materiale da trattare, in modo da creare l’energia necessaria per rompere alcuni legami chimici all’interno delle molecole complesse e trasformarle in molecole più semplici. Il risultato è il biochar, un carbone vegetale con un contenuto di carbonio fino al 90% e la cui struttura compatta lo rende non degradabile dai microrganismi del suolo, pertanto è in grado di stoccare carbonio invece che farlo tornare all’atmosfera sotto forma di CO2.