L’agricoltura naturale può salvare il mondo

Dagli evidenti disastri dell’agro-business alla straordinaria produttività delle micro-fattorie a misura d’uomo e di Pianeta

Esistono centinaia di modi di fare agricoltura e tante sfaccettature diverse, ma sommariamente potremmo dividere l’agricoltura in due grandi categorie. La prima categoria è l’agricoltura industriale, caratterizzata dalla costante ricerca per sostituire i sistemi naturali che regolano i cicli della terra con sistemi artificiali che dovrebbero, in teoria, ottenere migliori risultati per l’uomo. La seconda categoria, che si potrebbe definire agricoltura naturale, cerca di capire più a fondo i cicli della terra per imitarli e trarne beneficio. È un’agricoltura che richiede molte più conoscenze e manodopera ed è orientata all’autosufficienza e la territorialità.

Agricoltura naturale e artificiale a confronto

L’agricoltura artificiale fa ampio uso di attrezzature agricole pesanti e molto energivore, concimi e pesticidi chimici, sementi selezionate e geneticamente manipolate da grandi colossi multinazionali. Questo tipo di agricoltura è sempre sovvenzionata, nel nostro caso dalla Comunità Europea, che dedica il 50% del proprio bilancio all’agricoltura. L’agricoltura naturale, invece, fa ampio uso di manodopera e cerca di utilizzare il più possibile quello che trova in natura per poter fertilizzare e proteggere le proprie culture. Solitamente utilizza semi autoprodotti o comunque ricerca varietà antiche resistenti alle malattie, che sono state selezionate nei secoli. Non può fare uso delle varietà selezionate dalle grandi industrie semenziere, in quanto appositamente studiate per essere utilizzate nel metodo industriale.

Dal PIL al BIL

L’agricoltura artificiale sicuramente crea un PIL (prodotto interno lordo) molto interessante. Grazie a questo tipo di agricoltura le industrie che producono macchinari, l’industria del petrolio, l’industria delle sementi e l’industria della chimica fanno affari d’oro e crescono costantemente. I terreni ogni anno si impoveriscono di più e richiedono sempre più concimi chimici, l’acqua diventa sempre più inquinata e quindi sempre più costosa, i rifiuti e gli scarti sono elevati e permettono ottimi utili per discariche e sistemi di depurazione, la monocoltura che la caratterizza è il terreno ideale per lo sviluppo di malattie e patogeni per cui è necessario l’uso dei pesticidi. L’agricoltura naturale non crea un PIL elevato ma sicuramente aumenta il BIL (benessere interno lordo).

Per avere successo con l’agricoltura naturale è indispensabile rendere il terreno sempre più fertile. Per ottenere questo risultato è necessario che ci sia sempre materia organica in decomposizione, come avviene nel bosco. Questo fa sì che il terreno si arricchisca di microorganismi, che rappresentano l’indice di fertilità del suolo. È indispensabile incrementare il più possibile la biodiversità del luogo con più essenze vegetali, fiori, alberi, in modo che vengano attirati anche tanti insetti, uccelli, rettili, anfibi. È necessario mantenere un equilibrio naturale dove ogni insetto e/o animale ha il suo naturale predatore.

Conosco un agricoltore che coltiva da solo più di 100 ettari di terreno. È un grande lavoratore e passa gran parte della sua vita dentro un grandissimo trattore. Dissoda i terreni a grande profondità e velocità, li concima e li diserba chimicamente per risparmiare tempo e ogni suo lavoro è meccanizzato. Dovendo programmare qualsiasi operazione che fa in tutti i terreni con grande anticipo, utilizza trattamenti chimici preventivi per tutte le malattie che si potrebbero verificare e in questo modo è certo di non perdere il raccolto. Alla fine dell’anno nel suo bilancio la quota più alta è data dalle spese legate alle macchine agricole, gasolio, concimi e pesticidi. Per fortuna non ha costi di manodopera e prende molti contributi dalla Comunità Europea, quindi riesce ad avere un discreto guadagno dal suo lavoro. La sua produzione è principalmente destinata all’alimentazione zootecnica.

Micro-fattorie: a misura d’uomo e di Pianeta

Di recente ho conosciuto Charles e Perrine di La Ferme Du Bec Hellouin in Francia. Hanno un’azienda agricola di circa 3 ettari dove lavorano 8 persone. In proporzione in 100 ettari potrebbero essere impiegate oltre 250 persone e si spartirebbero l’introito che, in un’azienda agricola artificiale, viene girato all’industria meccanica, petrolifera e chimica. I loro terreni sono coltivati solo manualmente e nonostante inizialmente fossero molto poveri oggi proliferano di vita. Riescono a produrre in pochissimo spazio un enorme quantità di frutta e di verdure e i loro prodotti sono ricercati dai migliori chef del territorio, i quali sono in grado esaltarne le incredibili proprietà organolettiche. In pochi anni hanno dimostrato al mondo, come il loro modo di fare agricoltura senza chimica e senza macchine a combustibili fossili, potrebbe sfamare l’intera umanità e sostenere anche un importante crescita demografica. La loro azienda non produce rifiuti, non inquina l’acqua e l’aria e, nonostante ciò, produce molto più reddito di quello che potrebbe fare un’azienda industriale. Qual è il loro segreto? Una grande conoscenza della biologia, della chimica e della botanica grazie a tanti anni di studi e prove sul campo.

La Natura siamo noi

Cercando di trarre delle conclusioni da ciò che i miei occhi vedono, esiste un’agricoltura industriale che è quella che viene proposta accademicamente come il futuro, che come conseguenze ha la distruzione della vita del terreno, è poco bella da vedere, inquina il suolo, falde acquifere ed aria, non crea impiego, trasferisce la ricchezza lontano da luogo di produzione – in quanto la maggior parte degli introiti va ad industria e petrolchimica – e come risultato dà un prodotto di scarsissima qualità organolettica. Questo tipo di agricoltura oggi viene praticata soprattutto per la folle produzione di alimenti energetici per l’allevamento di animali erbivori, i quali dovrebbero mangiare erba per stare in salute, ma invece vengono pompati con granaglie di vario genere per produrre di più e più velocemente.

L’agricoltura naturale è una delle poche opportunità che ci restano per invertire il trend di declino nel quale ci troviamo. È in grado di dare un’occupazione alla popolazione mondiale, come succedeva un tempo, con la differenza che in passato non si avevano le conoscenze che abbiamo oggi e quindi tutto era molto più difficile e faticoso. È in grado di restituirci il contatto con la natura, essenziale per la nostra salute. Esistono tantissimi esempi – molti dei quali ho avuto modo di vederli di persona – di aziende agricole paradisiache guidate da uomini che hanno scelto di andare oltre le consuetudini, di andare oltre gli schemi e hanno iniziato un nuovo percorso. Oggi non esistono più scuse per continuare a promuovere e sovvenzionare un’agricoltura industriale, in quanto gli stessi studi accademici dimostrano come sia una follia, sia in termini economici che in termini ambientali. Nonostante ciò si persiste su questa strada tramite sovvenzioni e propaganda dell’industria petrolchimica, per seguire un disegno ben più ampio, che va oltre l’agricoltura.

Quello che oggi succede con l’agricoltura purtroppo accade in egual modo con gli esseri umani, ma forse facciamo più fatica a comprenderlo e proprio per questo l’agricoltura naturale può essere un nuovo portale, una direzione che può cambiare le nostre vite. Non esiste alcuna differenza fra un farmaco e un pesticida, se non che uno inquina l’essere umano e l’altro inquina la terra. In continuazione veniamo bombardati da una propaganda, spesso occulta, che ci induce sempre più ad allontanarci dalla vita naturale. L’uomo ha vissuto per centinaia di migliaia di anni come parte della Natura: ora, nel giro di pochi decenni, si è trovato a vivere in mezzo a cemento, asfalto, inquinamento, onde elettromagnetiche, smog, facendo cose che non aveva mai fatto prima, entrando a contatto con prodotti chimici di ogni sorta che non aveva mai conosciuto prima… fino al punto che oggi parliamo di Natura come un elemento terzo rispetto a noi stessi.
Dobbiamo uscire dalle prigioni a cui ci hanno indotto le grandi multinazionali. Siamo parte della Natura e il nostro compito è di custodirla, non di distruggerla.

Francesco Rosso